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dic29
http://paradigmaggettivato.blogspot.com/
Non è pensato per essere un trasferimento. O forse sì. Boh. Intanto mi faccio in due.
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Non è pensato per essere un trasferimento. O forse sì. Boh. Intanto mi faccio in due.
La costanza non è il mio forte.
L’ho sempre saputo e sempre lo saprò. Se non scatta l’amorre (due r sono meglio che una) mi stufo presto.
Cosa vuol dire questo? Che in questi giorni ho messo mano a un blog alternativo, lo sto sistemando e forse, forse, potrei cominciare a usare quello e non questo.
Posterò il link qui. Se qualcuno tra chi mi legge vorrà passare anche di lì (ammesso che l’incostanza non mi spinga ad abbandonare quel progetto) sarà il benvenuto.
Voce In-differente lo lascio comunque. So che potrei volerci tornare. Al più provo a cambiare url.
Ah, benedetta costanza…
Da Odin Eidolon e dalla sua Voce In-differente un sincero augurio a tutti voi di un felice e tranquillo Natale.
Spero che sia il primo passo di un periodo lieto e migliore per tutti, io e voi compresi. Un saluto speciale a tutti quelli che mi hanno fatto omaggio dei loro commenti, un saluto e un grazie sentito.

Un bel periodo. Sempre. Il consumismo lo rovina e lo svilisce, ciò nonostante il Natale è sempre un bel periodo. Non altro per i ricordi.
Buone feste a tutti ^_^
Torno a parlare di attualità. Inizialmente questo blog doveva servire a questo: “Uno sguardo alieno sul mondo che… blablabla”.
Poi mi sono un po’ perso. Ora sono qua.
Il clima che si respira in Italia in questi giorni lo conoscete un po’ tutti, chi più e chi meno sa la situazione sociale e politica del nostro paese (e se non la sa se lo lasci dire chiaramente: il mondo va osservato. Crocetta in alto a destra e anziché dare retta a un povero scemo quale sono si informi un po’ sfruttando il canone che versa mensilmente al proprio operatore) in questi giorni.
E ieri… chiudo la postilla parlando di ciò che voglio portare in evidenza. Ieri.
Il 14 Dicembre era atteso da un mesetto ormai, da quando il simpatico presidente della Repubblica italiana ha fissato per questa data il voto sulla fiducia al non governo italiano.
Era attesa da molti, non solo dai politici dalle tasche aperte, dai caccia poltrone e dalle belle gnocche in attesa di nuovi festini. Il 14 lo ha atteso anche un bel pezzo di Italia che vuol cambiare, che voleva delle risposte.
Le ha avute? Sì. Due.
La prima dal palazzo:
La seconda dalla piazza:
E poi basta. Tutto quello che ci ha lasciato il 14 Dicembre, la “nuova festa della liberazione” a sentire giovanotti di belle speranze, sono state queste due buone nuove e una concezione: in questo paese non cambierà mai un cazzo.
Giorni or sono su questo piccolo e putrido spazio ho postato un video, un pezzo molto bello di un gruppo di musicisti e cantanti degli anni andati. Non che io non ascolti musica di oggi ma se mi concentro molto su quella di una volta sarà che forse, oggi, di contenuti ce n’è meno. Il titolo è Gioia e Rivoluzione. Gioia e Rivoluzione.
Dove sta la gioia? Dove sta la rivoluzione? Il mitra ieri non era un contrabbasso: era un manganello, un sasso, una pala, un petardo, un urlo, un insulto… il mitra ieri era un pugno alla dignità di chi, in piazza, c’era per una buona causa. C’era con gli ideali. C’era con la speranza. C’era con i propri fottuti neuroni e con la voglia di cambiare.
Io, ad esempio. Non ero a Roma, non sono di Roma e non sono potuto essere a Roma. Ero nella mia città, però. E nel mio piccolo mi sono vergognato.
Una pioggia di insulti, urla fameliche senza alcun senso, odio. Mi aspettavo di trovare la cultura, eravamo lì per questo. No?
Niente. Solo due pazzi che volevano dar fuoco a un cassonetto, un simpatico bimbetto che scriveva idiozie sui muri e gente che non sapeva che cosa ci stava a fare.
E io ero lì. E mi sentivo solo. Senza contrabbasso, senza gioia, in mezzo alle pietre.
Ora mi faccio una bella risata giusto per non piangere. La rabbia però è tanta ancora oggi. Perché oggi più che ieri so che se è come penso, se per cambiare ci vuole il cervello, qui non cambierà mai un cazzo (mi ripeto e vabbé).
Alzo le braccia per oggi. 1-0 e palla al centro.
Ora però vado a studiare. Ero in piazza ieri, è vero. Ma non sono né fuori corso né centro-sociale-dipendente-di-partito. Sono uno studente e domani alle nove ho un esame per il quale studio da due mesi.
Alla prossima.
Non scrivo perché… pur avendo tante cose da dire ne ho poche da scrivere.
Sembra strano forse, forse non lo è. Forse ve ne fotte poco al punto (non vi critico per questo) da non porvi il problema, forse ve ne fregherà ancor meno dopo queste righe… eppure è così, le persone con cui vorrei parlare ora sono un po’ lontane e questo blog, questo a loro non li raggiunge – e penso non li raggiungerà mai.
E quindi mi trovo, per scelta, in una bella empasse.
Che fare? Parlo un po’ di me, dei miei vent’anni superati e suonati da un po’, dei miei sogni infranti e di quelli ancora vivi, di quelli spenti e quelli che non sanno che diamine fare? Beh, in due righe l’ho già fatto: ho riassunto tutto per bene, penso. Oltre sarei stato noioso.
Chi/che sono io? Beh, me lo chiedo. E siccome mi piace usare le citazioni musicali dico questo: sono tutto e niente… sono il Re del niente.
La cosa bella è che in questo periodo una delle decine di cose che mi riguardano aveva cominciato a quadrare. Una, solo una. Ma era una. Peccato che, forse, è stato l’inizio della fine.
E io non mi arrendo. Voglio riuscire a dire a chi voglio ciò che voglio e a Voi, ammesso che dopo questo post ci sia ancora un Voi, scrivere quello che devo.
Se non mi sono espresso bene pazienza. Se ho battuto male due volte pazienza. Sono giorni duri.
Un grazie a chi legge, ci si incrocia prossimamente.
Qualche giorno fa sul social-network dei social network (questo ovviamente) mi è arrivato un invito.
Sulla falsa riga di quanto accaduto tempo addietro con i cartoni della nostra infanzia la proposta era semplice. Un libro come avatar, un segno in difesa della cultura, in difesa del diritto allo studio e, ovviamente, in supporto degli studenti che scendono in piazza (e che anche oggi ne hanno prese).
L’evento è questo:
http://www.facebook.com/event.php?eid=173375492687728&index=1
Ora, il giorno della cartoon-mania molta gente, giovani in particolare ma non solo, si sono accodati subito. Vedevo perlopiù cartoni, non foto. Ed è stata una bellissima trovata, senza dubbio. Mi è piaciuta e ho aderito.
E questa, invece? Sembra non se la stia ca*ando nessuno. Non che mi ritenga chissà quale lettore, intellettuale e cultore della cultura più in genere. Ma signori miei, vogliamo negare la bellezza di un libro?
Io non l’ho mai fatto, neppure quando non leggevo affatto. Non c’è uno che sia uno libro che lega ognuno di noi a quel magnifico mondo fatto di pagine rilegate, parole e immagini?
No?
Beh… è triste, se lo lascino dire gli “amici” di facebook. Io ho optato per un libro attinente alla nostra società ma se devo essere sincero avrei voluto mettere in avatar “L’isola del Tesoro” di R.L. Stevenson. E’ stato il primo libro di cui ho memoria. Ero un pischello allora e quella storia, quella bellissima avventura alla ricerca di un tesoro lontano, è viva quanto i cartoni della mia infanzia.
Aderisco con piacere. Però mi sento, come dire, sconfitto.
Bella storia.
Quattro rime, vecchi deliri, disegni passati.
Mettici anche una canzone di sottofondo.
Quale?
Quella.
Quella quale?
Una a caso.
Con essa, stanne certo/a, c’è un ricordo.
Non ci fosse un ricordo non saremmo qui. Perché parlarne se non ha valore?
Un ricordo. Un ritorno. Sempre.
Sono cosette.
Bella quella stanza dove navigano tranquille. Potessero stare a fondo, almeno…
Ma no, essi tornano. Il ricordo è il ritorno. E se tornano non sono più ricordi. O forse sì?
No. Non penso. Non credo. Sì? Boh.
E’ sera. Di sere ce n’è tante. Ma questa è diversa.
La diversità risiede nella percezione. Se sembra aliena è solo perché non la conosco. Non la ricordo. Non torna. Che l’abbia rimossa?
Ma è solo una sera. Poi ci sarà un’alba. Un nuovo inizio.
Solo uno, uno dei tanti.
Siamo dei granelli in una spiaggia vuota. La riempiamo o no?
Inglese maccheronico a parte. Sono in pena per motivi miei, serata storta. Accendo comunque il pc in cerca di… boh, svago? sollievo? niente?
E’ tutto uno schifo. Tutto. Ma no, non è che voglia parlare di questo, voglio un po’ di leggerezza. Un take it easy della peggior specie.
La bacheca del mio blog segna 99 commenti, spam bloccato da Aksimet compreso (Leggere quelle fila di wwwhatexzjfdpiew senza senso è bello, riempie la mia autostima. Perché dovrei farle fuori?)
99 spam compreso. Chi sarà il prossimo? Il numero 100? Voi o lo spam? O io?
Le quote:
- Spam 1,53
- Io 2,49
- Voi 1,98
- Voi per mandarmi a fanculo 1,58
Sec0ndo me… no, non lo dico. Non avevo neppure voglia di scrivere stasera. E siamo a 25 giorni da Natale.